Ricordando Stanko Kosic

Nella mattinata del 29 gennaio Stanko Kosic, presidente onorario della nostra associazione, ci ha lasciati dopo una lunga malattia. Perdiamo così uno degli uomini che ha segnato in modo indelebile la storia della speleologia non solo isontina, non solo regionale, ma internazionale. Le pietre miliari della sua attività sono tante: a cominciare dalla scoperta e lo scavo della più importante grotta del Carso Goriziano, la Grotta Regina. Ma anche la fondazione del Gruppo Speleologico Talpe del Carso. E, soprattutto, la passione nell’unire le tre nazioni di Italia, Slovenia, e Austria. Oggi può sembrare scontato, ma negli anni ’70 gli speleologi dei tre paesi si trovavano uniti grazie al Triangolo dell’Amiciza, ideato e promosso da Stanko. Una iniziativa che ha iniziato a abbattere le frontiere della guerra fredda molto prima che la politica si decidesse a farlo.

Nei suoi oltre 50 anni di attività speleologica, Stanko ha rappresentato il primo insegnante e un punto di riferimento per diverse generazioni di speleologi. In 24 anni da presidente delle Talpe del Carso è stato promotore di un modo di fare speleologia concreto: la sua è una storia di terra e pietra scavate con trapani, picconi, e anche a mani nude, piuttosto che di carte scritte da un ufficio. Una speleologia che oggi si vede sempre meno, perché i tempi cambiano, ma non significa che la si debba considerare antiquata. È, anzi, per noi Talpe un valore a cui fare riferimento.

Grazie Stanko, sit tibi terra levis.

Un campionatore automatico per le acque sotterranee

Durante la nostra prima sessione di tracciamenti è immediatamente apparso un problema: per seguire il passaggio della fluoresceina bisogna prelevare l’acqua spesso e da molti punti sparsi sul territorio. È un consumo di risorse umane notevole: fare tre giri di campionamento al giorno per una settimana richiede decine di persone, e considerando che siamo tutti volontari la cosa non è affatto semplice.

Del resto, l’operazione di per se non è troppo complicata: si tratterebbe soltanto di prelevare dell’acqua a intervalli regolari. Una operazione noiosa, e quindi perfetta per le macchine più che per gli uomini. Abbiamo quindi pensato a uno strumento che possa prelevare automaticamente l’acqua per alcuni giorni. Lasciandolo sul posto e tornando a recuperarlo dopo qualche giorno dovremmo fare soltanto due giri, risparmiandoci molta fatica. Strumenti simili esistono, anche non sono facili da comprare perché poco diffusi, ma costano molto perché pensati per ambiti molto più professionali del nostro. Il nostro obiettivo è di realizzare qualcosa di economico, semplice da usare, da costruire, e da trasportare (per portare un macchinario nelle grotte deve poter stare in uno zaino senza rompersi). La soluzione prevede l’uso di Arduino per controllare un servomotore e una pompa a immersione (attivata con un relé).

Il circuito è molto semplice, si può realizzare collegando i vari componenti con un paio di cavi, senza bisogno di schede o saldature, occupando quindi poco spazio:

La struttura del dispositivo è basilare: una scatola di legno che, su un lato, contiene una torretta con in cima il servomotore. Sul motore è fossato il tubo d’acqua proveniente dalla pompa, così si può ruotare il tubo di 180° per dirigere l’acqua in una bottiglia diversa. Sotto al tubo è presente un semicerchio in plastica diviso in spicchi di dimensione uguale (nel prototipo 10 spicchi di cui 8 utilizzati effettivamente). Ciascun settore del semicerchio si comporta come un imbuto, dirigendo l’acqua che riceve in una apposita bottiglia. Questo ci permette banalmente di prelevare l’acqua con la pompa e versarla in un bottiglia, poi spostare il tubo e versare in un’altra bottiglia fino a riempirle tutte.

Il semicerchio è realizzato, per ora, con un foglio di policarbonato pieghevole, e i settori sono costituiti mettendo delle barriere nel semicerchio. Dal fondo di ciascun settore esce un tubo che permette di inserire la bottiglia relativa a quel settore specifico. Il tutto tenuto assieme da colla a caldo.

Il codice è piuttosto semplice:

[code language=”cpp”]
//Codice realizzato da Luca Tringali – G.S. Talpe del Carso
//Rilasciato con licenza GNU GPL3
#include <Servo.h>

Servo myservo;

int start = 150;
int passo = 20;
int wflush = 0;
long timetofill = 60000;
long timetoflush = 10000;
long wait = 30000;

int ServoPin = 9;
int RelayPin = 8;

int pos = 0;

void setup() {
myservo.attach(ServoPin);
pinMode(RelayPin, OUTPUT);
}

void loop() {
for (pos = start; pos >= 0; pos -= passo) {
//Faccio scorrere l’acqua finché si vuota quella vecchia
myservo.write(wflush);
digitalWrite(RelayPin, HIGH);
delay(timetoflush);
digitalWrite(RelayPin, LOW);
//Mi sposto alla posizione giusta
myservo.write(pos);
delay(passo*10);
//Riempio la bottiglia
digitalWrite(RelayPin, HIGH);
delay(timetofill);
digitalWrite(RelayPin, LOW);
//Aspetto per il prossimo turno
delay(wait);
}
}
[/code]

La procedura prevede un ciclo che parte da 180 e sottrae 20 fino ad arrivare a 0, in modo da spostare il tubo di 20 gradi da un capo all’altro del semicerchio. Prima di cominciare a versare l’acqua in ciascun settore del semicerchio (e quindi in ogni bottiglia) si ruota del tutto il motore e si fa scorrere l’acqua per assicurarsi che il tubo sia pulito, in modo da evitare contaminazioni da precedenti prelievi. Poi il tubo ruota sullo specifico settore del ciclo attuale e si comincia a versare l’acqua. Si continua a tenere la pompa accesa per 60 secondi, in modo da essere sicuri che le bottiglie siano piene (in alcune l’acqua traboccherà, ma non importa). Poi si aspetta. Il tempo massimo che è possibile aspettare tra una iterazione e l’altra è 2147483647 millisecondi, cioè 596 ore (24 giorni). Questo è un video del funzionamento del prototipo:

La sperimentazione è appena iniziata, e ci sono sicuramente alcuni punti da chiarire: se il modello della scocca è già pensato per poterci facilmente aggiungere un ancoraggio da parete, visto che in alcune grotte non c’è un pavimento su cui appoggiare il macchinario, non è ancora chiaro quanto facile sia da trasportare. Inoltre, non è ancora chiaro quanto sia affidabile in merito alla durata delle batterie, e se abbia senso usare batterie ricaricabili. Un altro punto cruciale da capire è se si possa produrre facilmente il semicerchio già diviso in settori con una stampante 3D: la costruzione del semicerchio è la parte più lenta e più difficile da mantenere identica su tutti i macchinari che si costruiranno. Con una stampa in serie si potrebbero risolvere i problemi e, rendendo la separazione dei settori più regolare e netta si potrebbero avere molti più settori: al momento è possibile usarne al massimo 8-9, che con tre prelievi di acqua al giorno permettono di fare i campionamenti automaticamente per 3 giorni. Ma se si potesse spostare il tubo di 10° per volta, il numero di settori potrebbe raddoppiare. Tutto sta, quindi, nel capire quanto precisa possa essere la costruzione del semicerchio di imbuti per dividere l’acqua nelle varie bottiglie.

Posizionamento rilevatore acque di base nell’Abisso Samar

Nel 2014 siamo scesi in fondo all’Abisso Samar di Riki, per posizionare un rilevatore di temperatura, pressione, e conducibilità dell’Università di Trieste. Ripubblichiamo qui un video che all’epoca avevamo messo soltanto sul nostro gruppo Facebook:

Con i dati raccolti l’anno dopo (quando abbiamo recuperato il datalogger) abbiamo provato a sovrapporre il grafico al rilievo dell’Abisso Samar, così da farci una idea di dove sia arrivata la piena:

La piena di novembre ha fatto salire il livello dell’acqua di oltre 14 metri in circa 18 ore, e la grotta si è svuota molto lentamente, nel giro di parecchie giornate. Un’altro aspetto interessante è che, dai dati recuperati dall’idrometro del Lago di Doberdò, sembra che la piena arrivi prima alla Samar e poi al Lago. Questo significherebbe che l’acqua che arriva alla Samar potrebbe essere un affluente sotterraneo del Lago di Doberdò. Naturalmente, per averne la certezza dovremo probabilmente usare un tracciante.

Le soddisfazioni dello scavo

Riportiamo un articolo scritto alcuni anni fa per parlare di un nostro scavo.

La nostra è una storia di passione e di fortuna. E, perché no, di nonsense, che in un racconto sta sempre bene e tiene svegli i lettori. Nella nostra storia, però, la fortuna è intesa nel senso latino del termine: non positivo ma neutro. Semplicemente un altro modo per definire il caso, che può essere sia favorevole che avverso. Continue reading “Le soddisfazioni dello scavo”